adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2011

                     7/7/2011 - RITORNO A .. TRIPOLI

<<<

1911: CENTO ANNI FA L’ITALIA OCCUPAVA TRIPOLI
Di Gabriele Parenti


All’inizio del XX secolo, dopo la delusione per la grave sconfitta subita ad Adua, in Etiopia, lo sguardo dei colonialisti italiani si spostò nuovamente alla sponda Sud del Mediterraneo, alla Tripolitania e la Cirenaica, appartenente all’Impero ottomano ma, di fatto, autonome, a causa della distanza dalla Turchia.
Gli insediamenti di coloni italiani si erano moltiplicati. Ma fu, soprattutto, l’interesse dei grandi gruppi finanziari a determinare un movimento d’opinione che si propagò ben presto sulla stampa e che poggiava su due capisaldi: 1) La Libia era una terra ricca e avrebbe risolto i problemi di molti italiani costretti ad emigrare in Sud America 2) se fosse caduta in mano alla Francia o all’Inghilterra, il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo ne sarebbe risultato compromesso.
I governi, che si succedevano a cadenza quasi annuale, tergiversavano; si trattava pur sempre di entrare in guerra contro la Turchia e, inoltre, si avanzavano dubbi sulla convenienza economica di una colonizzazione, in considerazione dell’arretratezza di territori che avrebbero richiesto forti spese per interventi pubblici.
Ma intanto cresceva la suggestione della quarta sponda. E c’era la convinzione che la conquista sarebbe stata poco più di una passeggiata militare, perché si riteneva che l’Impero turco, fosse già rassegnato alla perdita di quella lontana provincia.
La campagna di stampa parlava di raccolti particolarmente abbondanti di olio e orzo citando soprattutto autori classici: testimonianze antiche di oltre venti secoli e, per di più, male interpretate. Ci fu chi parlò della Cirenaica come un immenso frutteto che si alternava a coltivazioni di tabacco, frumento. E la stampa colonialista insisteva sullo zolfo (che chiamava L’oro libico) essenziale alla produzione di fertilizzanti e che sarebbe servito anche a far decollare l’industria .
C’erano, peraltro, molte voci contrarie, a cominciare dai socialisti: in nome di un’ideologia pacifista e anticolonialista ma anche per ragioni di convenienza. Si riteneva che la Libia non avrebbe dato terra coltivabile ai contadini (uno ”scatolone di sabbia" la definì Salvemini); anzi, a causa delle spese militari, sarebbe aumentata la pressione fiscale.
Anche Cesare Lombroso, in un articolo intitolato Il pericolo tripolitano, affermò di temere una sconfitta ma che un successo avrebbe creato pericoli ancor più gravi, perché, inebriata dalla vittoria, l’Italia avrebbe finito per andare verso l’imperialismo ed il militarismo ( S. Romano, La quarta sponda, Milano 2005 p 28).
Ma nel Paese cresceva il miraggio delle ricchezze libiche: si asseriva che se i francesi o i tedeschi si fossero impadroniti delle miniere di zolfo, avrebbero fatto una concorrenza spietata a quelle siciliane; in campo agricolo, si asseriva che il lavoro italiano avrebbe fatto miracoli e che le popolazioni locali ci attendevano a braccia aperte.
Il momento culminante della pressione sull’opinione pubblica fu quando il giornalista e scrittore Giuseppe Bevione narrò su La Stampa le difficili condizioni dei nostri connazionali all’estero e sottolineò che l’Italia inviava emigranti in terre non sue mentre avrebbe potuto dare loro una nuova patria sulle sponde del Mediterraneo.
In realtà -rilevarono vari oppositori- le terre migliori erano tutte coltivate e in queste zone c’era un’alta densità di popolazione; quindi, non sarebbe stato possibile ottenere concessioni per i contadini italiani.
Ma la pressione dei nazionalisti divenne parossistica: si espresse timore per imminenti mosse francesi e inglesi. In Parlamento si sostenne che i francesi, sconfinati dalla Tunisia, si erano impossessati di oasi importanti.
L’ultimo grido di allarme fu che gli Stati Uniti stavano per chiudere le frontiere all’immigrazione: la Tripolitana apparve l’unica soluzione. E che sarebbe successo se i turchi avessero espulso gli italiani di Tripoli? Che si attendeva ancora ad intervenire?
Constatando che la campagna di stampa dei nazionalisti aveva ormai coinvolto strati sempre più ampi dell’opinione pubblica, Giolitti cavalcò la tigre con la sua proverbiale determinazione. Rifiutò di prendere in considerazione le proposte concilianti del governo turco e rispose in termini ultimativi che le province libiche erano in una situazione di completo disordine e gli italiani si sentivano minacciati dalla popolazione locale sobillata dai turchi. Pertanto, il Governo di Roma aveva deciso di occupare il territorio della Tripolitania e della Cirenaica.
Le contro-proposte della Turchia furono respinte e il 29 settembre, dopo la dichiarazione di guerra, la flotta italiana iniziò il cannoneggiamento di Tripoli. Il 5 ottobre le prime truppe sbarcarono. La guarnigione turca si ritirò nell’interno e organizzò la guerriglia. La conquista non fu facile perché, contrariamente alle previsioni, la popolazione locale non accolse gli italiani come liberatori. Così, si passò dalla benevolenza alla repressione; gli arabi furono considerati “traditori” mentre, ad essere tradite erano state le attese indotte da una campagna di comunicazione a senso unico.
Oltre ad innescare una dominazione coloniale che raggiungerà l’acme nel periodo fascista, l’occupazione della Libia portò alla crisi irreversibile dell’Impero ottomano ed è oggi considerata, uno dei detonatori della prima guerra mondiale.
Tra l’altro quella di Libia fu la prima combattuta con le nuove tecnologie: l’uso delle radiotrasmittenti e di automezzi per il trasporto di truppe e di aerei. Inoltre, il’1°novembre 1911 si verificò il primo bombardamento aereo della storia: le bombe (della grandezza di una mela) furono lanciate a mano sulle truppe turche.