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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2011

                     7/7/2011 - VIA DEI GEORGOFILI

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Quanti segreti sotto quei cuscini di Via dei Georgofili.


Patrizio Ulivieri

Toscana – Firenze - Riva dell’Arno. Era una notte stellata, piena d’amore, zeppa di sogni.
Era la notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993. Alle ore 01:04 minuti, tra via Georgofili e via Lambertesca, un Fiat Fiorino targato FI H90593, rubato da Via della Scala intorno alle ore 19,30, posizionato vicino alla Torre dei Pulci, esplode. Una strage… preavvisata.
In effetti, c’era stato un primo avvertimento lanciato dall’organizzazione criminale mafiosa Cosa Nostra: un proiettile d’artiglieria lasciato nel giardino di Boboli, di cui non fu pubblicata notizia, un’azione criminosa che rappresentò il preludio della campagna stragista del 1993 prosecuzione degli attacchi iniziati nel 1992.
Una strage, appunto, con vittime innocenti che se ne sono andate per sempre. Cinque creature che avranno i loro nomi incisi nelle memorie. Persero la vita: Caterina Nencioni (50 giorni), Nadia Nencioni (nove anni), Dario Capolicchio (ventidue anni), Angela Fiume in Nencioni (trentasei anni), Fabrizio Nencioni, un vigile urbano…. di trentanove anni. Decine sono state le persone rimaste ferite.
In quella notte, nel sonno costruito con biberon, pannolini, peluche e tanto amore, viene spazzata via la famiglia Nencioni, che abitava nell’ultimo piano della Torre dei Pulci. In questo edificio Angela svolgeva il compito di custode e condivideva gli affetti con Fabrizio e le loro piccole figlie Caterina e Nadia. Il giovane studente universitario Dario, che abitava nell’edificio di fronte al civ. 3 primo piano, sarà privato dalla sorte di un’infinità di baci, quelli della sua compagna Francesca Chelli, “Checca”. Dario brucerà vivo davanti agli occhi della ragazza. Strano il destino di questo ragazzo, il suo viaggio è simile a quello della bomba che lo ha ucciso. Dario era nato a Palermo, lo stesso luogo nel quale venne preparata la strage.
Gli esecutori, gli assassini, di un così vile attentato utilizzano 250 chilogrammi di miscela esplosiva. Quando viene usato dell’esplosivo l’obbiettivo è uccidere. L’ultima volta che a Firenze era stato impiegata una tale quantità di esplosivo era rimasto in piedi solo il Ponte Vecchio e solo perché l’esercito invasore non l’aveva minato considerandolo il ponte di maggior prestigio della città.
Nel 92 non solo si uccide ma si distrugge. La Torre dei Pulci - sede dell’Accademia dei Georgofili -, la Galleria degli Uffizi e altri luoghi di cultura e di vita subiscono notevoli danni. In un attimo opere d’arte custodite per secoli spariscono. Polvere. Seguono altri attentati a Milano – con altre cinque vittime - e a Roma.
Questi attentati sono stati definiti “atti intimidatori”, “messaggi” di Cosa Nostra alla politica e alle istituzioni, contro il decreto legge del 41 bis, il carcere duro e l’isolamento totale per i boss mafiosi. Queste richieste sono solo alcune di quelle previste nel famoso “papello”, un elenco di dodici punti proposto da Cosa Nostra allo Stato (a parti), con il quale si mirava alla revisione di vittorie giudiziarie e di anni di lotta contro la mafia. Dunque il tanto declamato ”papello” altro non era che un insieme di richieste, il primo nucleo della famosa “ trattativa”. Ma cosa è stata esattamente questa trattativa?
Cosa Nostra, dopo le condanne del maxiprocesso nel gennaio del 1992, avrebbe deciso di compiere stragi e omicidi in diverse città italiane. Lo scopo, probabilmente, sarebbe stato quello di trovare un nuovo interlocutore politico, costringendolo a negoziare, a trattare un insieme di misure carcerarie e provvedimenti giudiziari meno severi per gli appartenenti all’organizzazione criminale.
Le stragi più significative iniziarono con l’assassinio di Salvo Lima il 12 marzo del 1992, proseguirono con la strage di Capaci il 23 maggio del 1992, dove morì il giudice Falcone, e con l’uccisione del giudice Borsellino e della sua scorta il 19 luglio del 1992 a Palermo.
Nel 1993, tra maggio novembre, il Ministro della Giustizia Giovanni Conso tolse il 41 bis a decine e decine di detenuti, fra cui molti mafiosi. E le stragi, come per miracolo, finirono. Il silenzio avvolse le inchieste. La strategia stragista e anche separatista (aspetto politico) lasciò il posto a un’altra strategia, non più basata sulla logica della contrapposizione e delle bombe, ma sulle intese con un nuovo referente politico.
Siamo arrivati al 2011. Per tutto c’è e ci sarà una verità storica e una giudiziaria.
Per la verità giudiziaria basta andare a rileggere le motivazioni della sentenza di primo grado, poi confermate nei gradi successivi, dove viene affermata l’esistenza di una trattativa tra canali istituzionali e Cosa Nostra.
Per la verità storica quello che accadde in via dei Georgofili è “storia vera”, dove la realtà ha purtroppo superato la fantasia. Una storia arrivata lontano e forse prevedibile per chi avrebbe potuto intuirne il decorso. Una storia quella di via dei Georgofili, che non sarà mai più da considerarsi come una via secondaria ma uno spazio, un varco fondamentale nella formazione della nostra coscienza civile.
Ci sono luoghi che, inevitabilmente, ti spingono alla memoria. Sono quei luoghi dove è accaduto qualcosa che ti ha sfiorato o, peggio ancora, che ti ha colpito lasciandoti delle ferite. Tra questi luoghi della memoria, per me come per molti altri, c’è Via dei Georgofili. Un luogo dove ho portato i miei figli ancora piccoli, cercando di spiegare loro cosa è successo. Cose normali da sembrare quasi banali.
Banale come una domanda che tutti ci possiamo porre: perché hanno posizionato una bomba in Via dei Georgofili, sotto la Torre delle Pulci, quando avrebbero potuto lasciare l’esplosivo sotto un qualsiasi palazzo nella periferia della città, magari di cinque o sei piani, con il risultato di trarre dall’evento un maggior peso per la trattativa, visto che la tragedia avrebbe avuto un maggior numero di morti.
Nel corso del processo è emersa l’ipotesi che l’obiettivo dell’autobomba non fosse un monumento qualsiasi, ma proprio l’Accademia dei Georgofili, una delle accademie più antiche del mondo, in quanto luogo di ritrovo di uomini politici di rilievo e che contava tra i suoi aderenti un certo numero di membri autorevoli del Grande Oriente d’Italia, la più importante loggia massonica d’Italia.
Colpire l’Accademia dei Georgofili significò dare un inequivocabile e diretto messaggio alla politica, alle istituzioni allo Stato.
Nel Consiglio Accademico dei Georgofili figuravano personaggi che in quel periodo rivestivano ruoli di governo. Tra questi Giovanni Spadolini, di cui vale la pena rileggere una dichiarazione rilasciata nei giorni successivi alla strage di Via dei Georgofili: “La P2 è stata un elemento destabilizzante della vita politica italiana ed è stata uno dei centri di potere più inquinati e corruttori …..non si può fissare un confine preciso tra terrorismo e P2, né tra mafia e P2….un anno fa nell’agosto del 1992 io sollevai il dubbio che esistessero connivenze piduiste con la mafia”.
E al toscano Giovanni Spadolini c’era da crederci! Tra l’altro fu lui a riprendere in mano il nostro paese all’indomani della pubblicazione dei tabulati contenenti i presunti iscritti alla loggia massonica P2, formando il primo governo a guida non democristiana il 28 giugno del 1981.
Ricordare e rielaborarla questa storia è come salvarla per farne un’altra storia, perché sia trasmessa alle future generazioni in modo che diventi una Storia dei Vinti, di coloro che pur essendo stati sconfitti restano persone invincibili. Questa storia appartiene a loro, a Fabrizio, Angela, Nadia, Caterina e Dario, per sempre, nonostante cosa vi fosse stato sotto i loro cuscini quella notte.