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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2011

                     7/7/2011 - ELEZIONI

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LO SCONTRO SUL VOTO ANTICIPATO
E LA MANCATA RIFORMA COSTITUZIONALE
di Marino Bianco

A
ll'esito delle elezioni amministrative e dei referendum, con maggior forza si sostiene da parte dell'opposizione parlamentare, e da buona parte della pubblica opinione, che l'attuale Parlamento non sia più “le miroir politique” del Paese, non rappresenta più la sovranità popolare, e che dunque il Governo non sia più quello che gli italiani vorrebbero. E che, se ciò sia vero o non vero, sarebbe appunto doveroso da verificare subito, restituendo la parola al corpo elettorale.
Dall'altra parte e per converso, si sostiene che fino a che si registri nelle due Camere una maggioranza parlamentare non si può dar luogo ad elezioni generali prima della naturale scadenza, salva – si intende – una crisi di governo appunto parlamentare (il venir meno della maggioranza stessa).
Ma in tale situazione di confronto radicale, non ravvisandosi rimedi istituzionali, tutto si risolve – come in effetti si fa – a sollecitare o invocare con alte grida le dimissioni del Governo e la successiva scelta unanime del ritorno alle urne.
Dunque, astraendo dalla validità o meno delle analisi politiche, prescindendo da Berlusconi e dal berlusconismo, obbiettivamente sul piano costituzionale si assiste, ad onta dei toni forti e talora violenti, ad una situazione di stallo (le parti non hanno l'occasione di incontrarsi e scontrarsi sul terreno che sarebbe proprio: quello delle elezioni).
A suo tempo, affermai su queste pagine – e continuo a ritenerlo – che, ove il contrasto tra il Paese reale e le sue massime istituzioni fosse pervenuto – come parrebbe – a limiti non più tollerabili di drammaticità e di grave pregiudizio per il Paese, così come risulterebbe dalla incessante ed aspra rissa quotidiana tra i partiti e tra i così detti rappresentanti del popolo, e come dipinto nell'immagine che diffondiamo anche all'estero attraverso i nostri mass media;
e poiché in tal caso sarebbe indiscutibile una esigenza di rispetto non solo formale ma soprattutto sostanziale dei meccanismi costituzionali, il Presidente della Repubblica ben potrebbe decidere egli di sentire il vero polso del Paese, sciogliendo le Camere (come concludevo in quel precedente articolo, i pareri dei Presidenti delle Camere non sono vincolanti e la controfirma del Capo del Governo è da ritenersi atto dovuto).
La mia opinione, considerato il livello non più sopportabile cui è pervenuto la polemica politica, nessuno – tra l'altro, dopo tanti autorevoli appelli rimasti inascoltati – potrebbe pensare che quel provvedimento non fosse stato preso per la salute della nostra democrazia e non fosse coerente con lo spirito della Carta Costituzionale.
In una congiuntura, oltretutto, di grave crisi economico-finanziarie, con cause esogene ed endogene, che richiederebbe un saldo rapporto, ancorché fisiologicamente dialettico, tra popolo e governanti, uno spirito di unità nazionale, che ci rendessero credibili sul piano internazionale (si pensi alla recrudescenza della situazione greca, ed i gravi pericoli di contagio che incombono su tutta l'area della moneta unica).
Ma, prescindendo da quella mia ipotesi troppo coraggiosa (continuo ad essere scettico sulla prospettiva di essere chiamati al voto prima del 2013), e per risalire alle cause remote dell'attuale grave situazione di malessere, politico e sociale, queste cause – a mio parere – vanno individuate nella mancata riforma organica della seconda parte della nostra Costituzione, e in quei pasticci – eufemisticamente chiamiamoli così – delle mezze riforme (anche quelle elettorali) che una classe politica anacronistica ed in parte obsoleta ha varato negli anni decorsi.
Gli esempi delle cose che non vanno sarebbero tanti; Ma, richiamo i nodi più duri da sciogliere.
Un sistema pseudo maggioritario, che non impedisce – nonostante il chiaro voto popolare – frammentazioni e diverse collocazioni (i cosiddetti ribaltoni delle rappresentanze parlamentari) e la costituzione in sede parlamentare di diverse maggioranze rispetto a quelle scelte degli elettori, con assurda prosecuzione della legislatura. Un maggioritario, dunque, con tutti i difetti del vecchio sistema proporzionale, che si era inteso di superare al meglio: un sistema maggioritario puro richiederebbe che, venuta meno la maggioranza eletta, si ritornasse senz'altro al voto, proprio per il rispetto della tanto richiamata sovranità popolare.
Un capo del governo che è indicato dal corpo elettorale, ma che deve essere pur sempre nominato dal Presidente della Repubblica ed ottenere la fiducia delle Camere, e che, nel sistema pseudo-maggioritario, non ha i poteri degli altri Capi di governo eletti nei veri sistemi maggioritari e anche negli altri sistemi proporzionali del mondo occidentale.
Un Capo dello Stato, che è anche Capo della Magistratura e Capo delle Forze Armate, ma che non è eletto direttamente dal popolo benché rappresenti tutti i cittadini e l'unità nazionale; che è ingabbiato in una funzione di arbitro e di tutore degli equilibri politico-istituzionali, con i poteri condizionati – come constatiamo tutti i giorni – dalla necessità di non venir meno da quella funzione meramente mediatrice.
Camera dei Deputati e Senato che fanno lo stesso lavoro, allungando i tempi delle decisioni, in un mondo che viaggia veloce e chiede interventi in tempo reale, soprattutto rispetto alla vita economica e alla soddisfazione dei bisogni emergenti dei cittadini: la vera democrazia non può risolversi nella libertà di chiacchiere, ma consistere anche in efficienza e rapidità delle decisioni e della esecuzione delle stesse.
Leggi elettorali che vanificano la libera scelta degli elettori per le loro rappresentanze nelle istituzioni, e che con l'eliminazione delle preferenze hanno assegnato quella scelta non già alle strutture ormai superate dei vecchi partiti, ma addirittura ad oligarchie di potere che si nascondono appunto dietro quelle vecchie insegne.
La improvvida eliminazione della c.d. immunità parlamentare, che costituiva il “pendant” dell'autonomia e indipendenza della Magistratura, e dunque una garanzia di bilanciamento tra i due fondamentali poteri, e che ha acuito i conflitti tra loro, con grave danno alla credibilità delle istituzioni.
La questione della riforma elettorale è ormai sul tavolo da oltre un ventennio, ed è entrata nei programmi di tutti i governi di qualsiasi colorazione politica: ma niente di sostanziale è stato fatto (salvo un piccolo conato di federalismo).
Allora, non solo il voto degli italiani si imporrebbe e presto, affinché siano gli elettori a decidere chi debbano essere i vincitori dello scontro; ma è necessario, altresì, che il voto - quando sarà – dia luogo ad una maggioranza solida numericamente ma anche omogenea negli intenti e nella volontà di realizzarli: una maggioranza – auspicabilmente costituita da una classe politica rigenerata e non prevalentemente da vecchi professionisti (mi veniva da dire “mestieranti”) della politica – che affronti il problema della effettiva modernizzazione costituzionale del Paese, che lo metta alla pari delle altre democrazie occidentali.
Ritengo che, insieme alle misure sulla economia e sulla fiscalità (suggerite dalla congiuntura economica), la riforma della seconda parte della Costituzione sia una priorità strategica; ma dubito che, con l'attuale legge elettorale si potrebbero raggiungere gli scopi sopra esposti.
E, allora, occorrerebbe riflettere sulla necessità di una forte iniziativa politica e popolare per il varo di una Assemblea Costituente.
Marino BIANCO