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                     6/9/2004 - CIRCUITO STRADALE MUGELLO

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CIRCUITO DEL MUGELLO: Nel week-end del 11 e 12 Settembre, più di 40 vetture sport prodotte dagli anni venti fino al 1970 ripercorreranno un anello di 66 chilometri all’interno dei paesaggi più belli del Mugello, sfidandosi in una gara di regolarità che vuole ricordare il Circuito Stradale del Mugello, una delle manifestazioni su strada più longeve della storia motoristica italiana.

La rievocazione, che è stata organizzata dal CAMET (Club Auto Moto d’Epoca Toscano) e dalla Scuderia di auto storiche Clemente Biondetti con il supporto del ACI di Firenze, ripercorrerà per due volte l’impegnativo percorso che da Scarperia sale fino a Firenzuola per poi tornare attraverso il passo della Futa a San Piero e di nuovo a Scarperia.

Lo storico Circuito del Mugello era una gara completa, selettiva e sempre aperta all'imprevisto. Nata nel 1914 come competizione di regolarità e subito interrotta dalla guerra, conobbe un periodo d'oro nel primo dopoguerra quando a sfidarsi nelle polverose strade di allora erano i migliori conduttori di allora. Campari, Brilli Peri, Enzo Ferrari (vincitore nel 1921 della classe 4500 su Alfa Romeo), Antonio Ascari, Borzacchini, oltre, naturalmente, ad Emilio Materassi, idolo locale.

Messa in ombra dal prestigio della Mille Miglia, il circuito rimase silenzioso dopo l'edizione del 1929, ad eccezione di una edizione, nel 1955, su un percorso ridotto a poco più di 19 km.

Alla fine degli anni ’50 i tragici incidenti delle corse stradali, come quello di De Portago alle Mille Miglia, decretarono la fine delle grandi corse stradali ma portarono alla rinascita della popolarità delle gare su circuito stradale chiuso, spettacolari ma più sicure per piloti e pubblico. Così, Amos Pampaloni e Pasquale Borracci, due appassionatissimi dirigenti dell’Automobile Club di Firenze, fecero rinascere il Circuito del Mugello mantenendo il tracciato classico dei 66 km.

Le edizioni degli anni '60 richiamarono nelle verdi valli del Mugello centinaia di migliaia di spettatori, richiamati indubbiamente dalle performanti vetture Sport e Turismo, ma anche dalle piccole bombe derivate dalla vetture di tutti i giorni, le “elaborate” come si diceva allora, come le Abarth e le Giannini.

Erano gli anni in cui ogni appassionato poteva sentirsi un Nanni Galli o un Merzario, chiedendo al meccanico sotto casa di modificare la 500 o la 600 di serie. I colori sgargianti e il ricco addobbo di decalcomanie, oltre all’immancabile rombo della marmitta Abarth, garantivano l’attenzione quando la vettura passava davanti agli amici del bar.

Insieme ai numerosi “gentlemen driver, i protagonisti del Circuito Stardale del Mugello di quegli anni furono piloti come Enrico Pinto, Nanni Galli, Ignazio Giunti, Mauro Nesti, Arturo Merzario, ma fu soprattutto il ''drago'' Sandro Munari ha dare lezioni di bravura sulle difficili strade dell' Appennino alla guida della Fulvia ''barchetta'', l’auto inventata da Fiorio e Maglioli per queste corse.

Tra le ultime edizioni disputate, la più entusiasmante di quella del 1968 che vide prevalere l'Alfa Romeo di Luciano Bianchi, Galli e Nino Vaccarella al termine di una rimonta incredibile sulla Porsche del grande elvetico Jo Siffert e di Rico Steinemann, in un pomeriggio in cui la vettura italiana sembrava volasse, spinta da un tifo caldissimo.

Nel 1970 si corse l’ultima edizione del Circuito Stradale del Mugello dopo una storia lunga 56 anni e che, idealmente, sarebbe proseguita fino ad oggi grazie all’Autodromo del Mugello, per la gioia degli appassionati dei motori, dalla Toscana e dal mondo.


Il CAMET, fondato nel 1968 è una delle associazioni italiane più antiche di appassionati di motori storici. Più di 700 soci si prendono cura di un parco motoristico stimato, per difetto, in almeno 2000 vetture ed altrettanti motoveicoli.
Fin dalla comparsa delle prime “carrozze senza cavalli”, alla fine del ‘800, Firenze è stata una delle città pioniere del nuovo mezzo di trasporto. Gli appassionati fiorentini crearono il loro primo Club degli Automobilisti nel 1900, nella Rotonda Baretti in via del Prato. Tanto entusiasmo portò anche ad una realtà industriale, la fabbrica d’auto “Florentia”, con sede in via Ponte all’Asse, che produceva, nei primi anni del secolo, vetture di grande eleganza esportate in tutta Europa. La tradizione motoristica Fiorentina proseguì con dopoguerra con la scuderia Materassi del Campo di Marte e, negli anni ’50, con l’atelier di Pasquino Ermini che produceva motori e vetture sportive che portarono nel mondo il giglio di Firenze, incastonato sul cofano di rombanti vetture, non solo performanti ma belle come le opere d’arte della città da cui provenivano.


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